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Respirazione

Come respiri ogni giorno? Respiro, consapevolezza e regolazione

Pubblicato il
24 settembre 2026

Come respiri quando non ci pensi?

Come respiri quando non ci pensi?

Quando lavoro con una persona, sono più interessata a come respira normalmente che a quanto è brava a eseguire una tecnica.

Una tecnica può essere utile. Può aiutarti a riconoscere una sensazione, a esplorare un ritmo diverso, a capire che puoi intervenire sul tuo stato. Ma poi la pratica finisce e torni alla tua giornata. È lì che mi interessa osservare il respiro: mentre cammini, lavori, ti concentri, ti agiti, ti riposi.

Il respiro che fai ogni giorno

Respiriamo migliaia di volte al giorno, spesso intorno alle ventimila. Non penso che esista un modo perfetto di fare ciascuno di quei respiri, né che dobbiamo controllarli tutti. Mi interessa piuttosto diventare curiosi.

Respiri dal naso o dalla bocca quando sei a riposo? Trattieni il fiato mentre fai qualcosa di difficile? Lasci spazio all’espirazione? Come cambia il tuo respiro quando ti senti sotto pressione?

Se durante il giorno non sai più cosa succede al tuo respiro, quei minuti dedicati agli esercizi rischiano di rimanere separati dalla tua vita. Per questo, prima ancora di insegnare una tecnica, mi piace partire dall’osservazione.

Una pratica che mi accompagna da sempre

Per me il respiro è stato una forma di meditazione molto prima che diventasse una parte centrale del mio lavoro. Mi ha accompagnata anche durante la gravidanza e, in modi diversi, è sempre rimasto con me.

Negli ultimi anni ho sentito il bisogno di studiarlo più a fondo, anche dal punto di vista scientifico. Quello studio non ha tolto valore alla mia esperienza. Mi ha aiutata a comprenderla meglio e a rivedere alcune idee che avevo dato per scontate.

Mi sono accorta, per esempio, che in passato alcune mie abitudini respiratorie si intrecciavano con stati di ansia anche intensi. Oggi la mia vita, per molti aspetti, è più complicata di allora. Eppure mi sento più capace di attraversare ciò che succede, di accorgermi quando il mio stato cambia e di trovare una strada per tornare.

Essere regolati non significa essere sempre calmi

Per me essere regolata non vuol dire vivere in uno stato di tranquillità costante. Vuol dire poter passare dall’attivazione al riposo, trovare energia quando serve, rallentare quando è possibile e riconoscere anche i momenti in cui mi sento troppo scarica.

Non cerco di eliminare l’attivazione: ne abbiamo bisogno. Quello che mi interessa è non rimanere bloccata in un unico stato. Il respiro non risolve tutto da solo, ma è uno degli strumenti che mi aiutano ad ascoltare dove sono e di cosa ho bisogno.

Dallo studio alla pratica

Kasper van der Meulen è stato il mio mentore più importante nello studio della respirazione. La formazione con lui mi ha dato conoscenze, domande e strumenti che porto ancora oggi in tutto ciò che insegno.

Da allora il respiro è diventato il filo conduttore del mio lavoro: nel movimento, nel Trapeze, nello yoga, nel breathwork e anche nei momenti in cui chiedo semplicemente di fermarsi e sentire.

A volte propongo un ritmo, come inspirare per quattro tempi ed espirare per sei. Altre volte lavoro con il respiro nasale, con il movimento del diaframma e delle costole, oppure con una pausa. Ma una tecnica ha senso solo se sai perché la stai usando, come ti fa sentire e se è adatta a te in quel momento. Non c’è nessuna medaglia per chi trattiene il fiato più a lungo o riesce a respirare più lentamente.

Osservare senza correggere subito

Il respiro è automatico, ma possiamo anche modificarlo volontariamente. Questa possibilità è preziosa; non significa che dobbiamo dirigerlo in continuazione.

A volte la pratica è proprio accorgerci di quello che succede. Sentire un’inspirazione, seguire un’espirazione e lasciare che il corpo faccia il suo lavoro. Anche fermarsi, in questo senso, è una pratica attiva: ci permette di ascoltare qualcosa che nella fretta passa inosservato.

Vorrei che le persone uscissero dalle mie lezioni con strumenti che possono portare nella vita quotidiana. Magari, la prossima volta che si sentono in affanno, si accorgono che stanno trattenendo il respiro. Magari notano che possono espirare senza fretta. O semplicemente si fermano un istante e si chiedono: come sto respirando adesso?

Per me si comincia da lì.

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Donna bionda con cappotto nero a maniche larghe e leggings neri con piccoli brillantini, posa appoggiata a una parete di cemento chiara con mattoni sul bordo superiore, su pavimento in mattoni rossi.