Riflessioni

Il polpo e il mare

Pubblicato il
30 giulio 2026
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Ho scelto il polpo dopo aver visto My Octopus Teacher, perché ha dato forma a valori che ho sempre sentito miei.

Il polpo è diventato parte della mia identità visiva in modo quasi naturale.

Non stavo cercando un simbolo. Non volevo scegliere un animale semplicemente perché fosse bello o riconoscibile. È arrivato dopo aver visto My Octopus Teacher, un film che mi ha fatto osservare con occhi diversi qualcosa che, in fondo, sentivo già.

Mi ha colpito la capacità del polpo di muoversi nel proprio ambiente con intelligenza, sensibilità e attenzione.

Non domina ciò che lo circonda. Lo ascolta.

Cambia forma, colore, direzione. Sa quando avvicinarsi e quando ritirarsi. Esplora, reagisce, si adatta. E quando deve proteggersi, può farlo senza trasformare la forza in aggressività.

È questa qualità che mi interessa.

Viviamo spesso come se essere forti significasse resistere sempre, spingere di più, mantenere il controllo.

Il corpo, però, racconta una storia più complessa.

Ci sono momenti in cui abbiamo bisogno di energia e altri in cui abbiamo bisogno di recuperare. Momenti per espanderci e momenti per proteggerci. Momenti in cui il movimento è necessario e altri in cui fermarsi è la risposta più intelligente.

La capacità di riconoscere queste differenze è una forma di ascolto.

Ed è anche una forma di forza.

Il polpo vive attraverso una relazione costante con ciò che lo circonda.

Ogni movimento è un dialogo con l'acqua, le rocce, la luce, la profondità.

Questa idea di relazione è molto vicina al modo in cui penso al lavoro con il corpo.

Non considero il corpo qualcosa da correggere o controllare. È un sistema vivo che riceve continuamente informazioni, cambia, reagisce e cerca un equilibrio.

Il respiro è una delle porte più immediate per entrare in questa relazione.

È sempre presente, ma cambia continuamente.

Quando siamo agitati, cambia.

Quando siamo concentrati, cambia.

Quando ci sentiamo al sicuro, cambia ancora.

Imparare ad ascoltarlo significa iniziare a riconoscere quello che sta succedendo prima ancora di avere le parole per descriverlo.

Lo stesso vale per il movimento, per il freddo, per il riposo.

In una pratica di breathwork possiamo incontrare energia, resistenza, emozioni o semplicemente una sensazione nuova.

Durante un'immersione nel freddo il corpo ci mostra immediatamente la propria risposta allo stress. Il respiro accelera, i muscoli si contraggono, la mente cerca di anticipare quello che succederà.

Poi possiamo imparare a osservare quella risposta.

A respirare dentro il disagio.

A capire quando restare e quando uscire.

Non si tratta di dimostrare qualcosa.

La pratica diventa interessante quando smettiamo di misurarla attraverso la performance e iniziamo a usarla come una forma di conoscenza.

Il mare insegna qualcosa di simile.

Non è mai davvero immobile.

Anche quando la superficie sembra calma, sotto continua il movimento.

Ci sono correnti che non vediamo, cambiamenti di temperatura, pressioni, direzioni.

Il corpo funziona in modo simile.

Molto di ciò che determina il nostro stato avviene sotto la superficie della coscienza. Tensioni che accumuliamo senza accorgercene. Una respirazione diventata più corta. Una stanchezza a cui ci siamo abituati. Un bisogno di spazio che continuiamo a rimandare.

Per questo tornare al corpo può essere così semplice e, allo stesso tempo, così difficile.

Richiede attenzione.

Richiede curiosità.

E richiede la disponibilità a non sapere immediatamente cosa troveremo.

Il polpo, per me, rappresenta anche questo tipo di curiosità.

Esplorare senza necessariamente conquistare.

Entrare in contatto senza perdere i propri confini.

Essere sensibili senza essere fragili.

Adattarsi senza perdere la propria natura.

Sono qualità che cerco di portare anche nelle pratiche che condivido.

Non esiste una risposta identica per tutti.

Il corpo di una persona può avere bisogno di attivazione, quello di un'altra di quiete. Una pratica può essere potente in un momento della vita e non necessaria in un altro.

Ascoltare significa lasciare abbastanza spazio perché queste differenze possano emergere.

Per me, ricaricare corpo e mente parte da qui.

Non sempre aggiungendo qualcosa.

A volte togliendo rumore.

Riducendo la velocità.

Creando una pausa abbastanza lunga da sentire cosa sta realmente succedendo.

Il mare non cerca di essere sempre calmo.

Il polpo non rimane sempre uguale.

Forse possiamo concederci la stessa libertà.

Cambiare ritmo quando ne abbiamo bisogno. Proteggerci senza chiuderci. Muoverci quando sentiamo energia e fermarci quando il corpo chiede tempo.

Restare in relazione con quello che ci circonda senza perdere il contatto con noi stessi.

Per me, il polpo è diventato un piccolo promemoria di tutto questo.

Intelligenza, adattamento, curiosità e presenza.

Una forza che non ha bisogno di fare rumore.

Donna bionda con cappotto nero a maniche larghe e leggings neri con piccoli brillantini, posa appoggiata a una parete di cemento chiara con mattoni sul bordo superiore, su pavimento in mattoni rossi.